La Brexit e l’impatto sulla filiera dell’ecommerce

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Novembre 10, 2021

La Brexit e l’impatto sulla filiera dell’ecommerce
Parlando delle novità post Brexit, spesso ci siamo concentrati sui principali cambiamenti normativi che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea portava con sé. Questa volta invece vogliamo esaminare in che modo le nuove regole impattano sulla supply chain dei brand che vogliono vendere online cross border in Gran Bretagna (ma anche dall’UK stessa ai paesi dell’Unione). Vediamo allora quali sono gli updates sulla Brexit in questo senso, quali le principali aree di business che sono direttamente impattate dalle regole della Brexit e in che modo questo rappresenta per i brand e per la loro catena di approvvigionamento una vera e propria sfida all’insegna del “make or buy”.

I fornitori


Dazi e tariffe doganali influenzeranno senza dubbio la supply chain dei brand che vendono online crossborder. La cosa migliore da fare è quella di aprire un tavolo di confronto con i propri fornitori per capire in che modo le nuove norme influenzeranno i tempi di produzione e gli altri aspetti della catena logistica. Dopo questo confronto, infatti, potrebbe essere necessario compiere una piccola rivoluzione per i brand con sede nei paesi dell’Unione che vogliono vendere in UK, prendendo in considerazione la possibilità di trovare un fornitore con sede nel Regno Unito per mantenere attivo il business senza intoppi anche lì. Lo stesso discorso, anche se più complicato, può valere capovolto per le aziende che hanno sede in Gran Bretagna e che vogliono vendere in UK. Anche per loro potrebbe essere vantaggioso per alcuni mercati estremamente proficui pensare di appoggiarsi a fornitori locali.

I magazzini


L'introduzione della dogana per le spedizioni da e verso l’UK ha un impatto incalcolabile sui tempi di spedizione. Non sapere quanto la merce sarà trattenuta ai controlli può rappresentare un'incognita di difficile gestione. A seconda della mole di scambi e della grandezza dell’azienda potrebbe essere giusto prendere in considerazione il fatto di distribuire il proprio inventario in più magazzini in UE e in UK, questo consentirà di evadere gli ordini dal centro di evasione al dettaglio nazionale più vicino evitando che i tempi di consegna si dilatino ulteriormente.

La logistica

Così come con i magazzini, per un brand che lavora con l’ecommerce crossborder potrebbe mostrarsi indispensabile contemplare la presenza di un centro logistico in UE se il proprio business ha sede in UK o nel Regno Unito, nel caso che il business abbia sede in un paese all’interno dell’Unione.  Ciò consente, infatti, di evadere gli ordini in modo rapido e senza interruzioni nelle rispettive regioni. In questo modo, e questo è particolarmente valido per imprese con sede nel Regno Unito che vogliono vendere in UE,  sarà più facile espandersi nel mercato dell'Unione Europea senza dover gestire la spedizione transfrontaliera per ogni ordine destinato all’UE.

Make or buy, questo è il dilemma

Insomma, c’è una nuova sfida per i brand che operano nell’ecommerce cross border post Brexit. Non esiste una soluzione valida per tutti ma senza dubbio bisogna prendere in considerazione in che modo la gestione delle complessità normative impatti sul proprio business e decidere se è necessario affidarsi, ad esempio, a un partner che possa assolvere tutte queste complessità.

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