Perché nel 2022 le aziende dovrebbero puntare sull'ecommerce transfrontaliero?

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Febbraio 09, 2022

Perché nel 2022 le aziende dovrebbero puntare sull'ecommerce transfrontaliero?
Ancora un anno da record per l’ecommerce in Europa e nel mondo. Le vendite online continuano a volare ovunque, spinte da tassi di crescita importanti, dimostrando come l’incremento degli acquisti in rete non fosse soltanto un’esigenza in risposta ai lockdown imposti nel 2020, ma sia ormai diventata un’abitudine di consumo. Sempre più aziende stanno puntando sulle vendite online e, in molti casi, stanno aprendo anche a mercati esteri. Nonostante tutte le sfide affrontate dalle aziende di ecommerce nell’ultimo anno e tutti i cambiamenti con i quali si sono dovute confrontare, il futuro del settore  sembra essere cross-border.Perché un’azienda dovrebbe investire nel commercio elettronico transfrontaliero oggi? 

I numeri dell’ecommerce nel mondo e le prospettive di crescita

 

Stando ai dati del report di Statista E-commerce in the European Union diffuso ad ottobre 2021, entro il 2025 l’ecommerce in Europa varrà addirittura 569 miliardi di dollari, cioè più di 504 miliardi di euro. 
Una prospettiva decisamente interessante per tutte quelle aziende che stanno investendo, o vorrebbero investire, nella vendita online e nello sviluppo di un proprio ecommerce.
Ovviamente, non tutti i paesi europei reagiscono allo stesso modo, ad esempio, gli utenti ecommerce più numerosi sono gli irlandesi, ma sono stati i britannici quelli che hanno speso di più, con una media di 1.020 € a persona all’anno, circa il doppio degli italiani, a quota 674 €. A spendere di meno sono stati i polacchi, con appena 456 €.
Dati interessanti arrivano anche dagli Stati Uniti, dove si attende una crescita di oltre il 16% del volume dell’ecommerce per il 2022, che raggiungerà il valore di 1,06 trilioni di dollari.
A livello mondiale, si prevede di toccare i 4 trilioni di dollari entro il 2027, (3,54 trilioni di euro) solo considerando le vendite online B2C, mentre quello B2B toccherà i 19 trilioni di dollari (16,83 trilioni di euro) entro il 2026.
Con un simile scenario, appare evidente che le migliori opportunità di ecommerce arrivino dalle vendite in altri paesi, ed è a questo che puntano le aziende per aumentare il bacino di utenza e, quindi, i propri profitti.

Chi compra online diventa più esigente, consapevole e sostenibile


La platea dei consumatori online si è allargata notevolmente, includendo utenti di ogni età e tipologia. Possiamo constatare che oggi chi compra online è diventato più consapevole ed esigente. Prima di procedere all’acquisto, verifica l’offerta nei diversi shop online, legge le recensioni sul prodotto, ma anche sul portale che lo vende. Indispensabile per portare a termine l’acquisto, inoltre, è la certezza di avere delle garanzie, come la possibilità di rendere il prodotto e avere indietro il totale della somma spesa, la spedizione celere, tracciabile e, possibilmente, gratuita, e il contatto di qualcuno dell’assistenza dell’azienda che vende in caso di problemi con l’ordine. Aumenta anche l’attenzione alla sostenibilità del prodotto o del venditore, che incide sulla scelta di acquistare o meno per 8 consumatori su 10, e 6 su 10 vogliono cambiare le loro abitudini di consumo per ridurre la propria impronta di CO2.

Opportunità delle vendite ecommerce in altri paesi per le aziende

Ovviamente aumentando il numero dei paesi ai quali ci si rivolge, aumenta il numero dei clienti potenziali. Fermo restando che ogni mercato ha le sue caratteristiche peculiari e le proprie abitudini di consumo, alcuni prodotti possono essere ugualmente appetibili per utenti geograficamente molto distanti tra di loro. L’opportunità di vendere online in altri paesi, quindi, rappresenta una grande chance di vedere crescere i profitti dell’azienda e l’apertura a nuovi mercati può fornire input per migliorare la propria offerta. Il confronto con i clienti, infatti, porta ad avere informazioni importanti per il miglioramento dei prodotti o dei servizi proposti. Avviare indagini periodiche tra i clienti aiuta ad individuare i punti di forza e quelli di debolezza del proprio business, così da potersi migliorare. Inoltre, vendere sui mercati internazionali permette ai retailer di pianificare e bilanciare le vendite su più mercati, distribuendo così i rischi e, in caso uno dei mercati sia più in sofferenza, spostandosi verso quelli in cui la redditività è maggiormente soddisfatta, riducendo così il rischio di invenduto e di overstock in magazzino. Inoltre, aprendo anche ad altri mercati, potremmo scoprire che le migliori opportunità di ecommerce arrivano proprio da paesi esteri.

Sfide e novità nella gestione del cross border ecommerce nel 2022


Decidere di aprire le vendite online anche a mercati oltre i confini nazionali è qualcosa che può far crescere i profitti, ma se non viene fatta con la giusta preparazione, può rappresentare un rischio per l’azienda. Innanzitutto, è indispensabile conoscere le norme e le imposte di ogni singolo paese.
Dal 2021 sono state introdotte delle modifiche anche all’interno dei paesi dell’Unione Europea, tra le quali anche una nuova regolazione dell’IVA, senza dimenticare che con l’entrata in vigore della Brexit, il Regno Unito è ora da considerarsi a tutti gli effetti un paese extra UE.  Ovviamente, anche la vendita di prodotti online transfrontalieri è soggetta a queste disposizioni, proprio come i negozi fisici. Sempre dal 1° gennaio, l'Organizzazione mondiale delle dogane (WCO) ha introdotto importanti cambiamenti nel modo in cui importatori ed esportatori debbano assegnare i codici HS a molti dei loro prodotti. Sono 370 i nuovi codici introdotti e 100 quelli cancellati. Se non ci si allinea con il nuovo Sistema Armonizzato, che interessa oltre 200 paesi in tutto il mondo, si rischia di vedere il proprio pacco bloccato alla dogana per molto tempo. La celerità della consegna e il rispetto della data stabilita è una condizione imprescindibile per fidelizzare un cliente e far sì che torni ad ordinare da noi. Nel mondo, ogni giorno, vengono spediti circa 3.248 pacchi al secondo, e se non si vuole rischiare di perdersi in questa grande rete o incorrere in intoppi burocratici o ritardi nelle consegne, è indispensabile poter contare su una rete logistica fidata e collaudata, meglio ancora se anche su magazzini dislocati su tutto il territorio di interesse. 

Aprire o no il proprio e-commerce agli altri paesi?


Alla luce delle considerazioni fatte sopra, non c’è alcun dubbio: puntare sul cross border ecommerce è una scelta che consentirà alla vostra azienda di crescere e ai vostri profitti di aumentare notevolmente. Come è facile intuire, aumentando i paesi in cui si vende, aumenta non solo il numero dei clienti, ma anche la burocrazia e le norme da conoscere, il cui mancato rispetto può farci incorrere in sanzioni importanti. Sono davvero molte le sfide affrontate dalle aziende di ecommerce, e molte quelle che le attendono, ma questo, però, non deve farci desistere, poiché è sufficiente farsi affiancare da professionisti in grado di guidare le nostre azioni e consigliarci sulla scelta migliore.    


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