Rivoluzione IVA, non è tutto oro quello che luccica

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Giugno 11, 2021

 Rivoluzione IVA, non è tutto oro quello che luccica
Il boom dell’ecommerce a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno e mezzo ha fatto emergere non solo le potenzialità, ma anche le fragilità e la complessità di un sistema che, pur essendoci da tempo, non era ancora arrivato ad essere considerato tanto strategico. Una di queste problematiche, destinata a cambiare nel giro di pochi mesi, riguarda l’IVA.

Il primo luglio, infatti, cambieranno le regole dell'IVA nell'UE: lo schema MOSS, acronimo di Mini-One-Stop-Shop, che ora è disponibile per le prestazioni di servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, sarà esteso anche alle vendite B2C. È un cambiamento significativo che promette di semplificare non poco la complessità degli ecommerce.

Fino ad oggi, quando il fatturato annuo di un ecommerce superava una certa soglia e derivava da clienti appartenenti a un altro paese dell’UE, il negoziante era obbligato a registrarsi presso l’autorità fiscale del Paese a cui forniva i prodotti e aprire una posizione IVA locale. Con il nuovo regime attivo dal primo luglio, invece, si stabilisce che la prestazione IVA, per il venditore, resta imponibile nello Stato di appartenenza e non più in quello di destinazione. Naturalmente, l’introduzione di questa direttiva non è obbligatoria: le posizioni IVA nazionali, cioè, possono ancora essere gestite se si preferisce.

A prima vista questa è percepita come una semplificazione: ora abbiamo un unico rapporto e un’unica dichiarazione IVA invece di 5, 10, 15 o 27, a seconda delle dimensioni dell'azienda. In effetti, tale normativa europea fa parte del cosiddetto pacchetto "ecommerce" che si propone proprio di semplificare gli obblighi relativi all’IVA per le imprese che si sono lanciate nell’ecommerce crossborder. Per una piena comprensione del processo, però, ci sono alcuni elementi che non possiamo non prendere in considerazione. 

La nuova soglia stabilita dal nuovo regolamento IVA è di 10.000 euro. Ciò significa che entro i 10mila euro, è possibile continuare a fare ecommerce crossborder solo con la p.iva nazionale,  mentre al di sopra di questo limite annuale di vendite, i venditori dovranno applicare le regole e le aliquote IVA locali o adeguarsi all’ OSS. Nel primo caso le pmi dovranno continuare a gestire e monitorare le aliquote degli altri paesi, che possono essere decine: ognuno dei 27 Stati membri ha tre o quattro aliquote diverse a seconda del settore, un’attività di monitoraggio che per le aziende può essere un compito complesso e rischioso, oltre che lungo. Nel secondo caso, cioè se decidono di adeguarsi all’OSS, le aziende possono gestire l’IVA dalla propria sede, senza necessità di aprire una nuova o più partite IVA estere, ma con il rischio comunque di andare incontro a nuovi costi. Per le grandi aziende, infine, con l’OSS non cambia nulla: queste infatti  fanno stoccaggio o hanno sede in paesi UE diversi da quello nazionale e quindi hanno l’obbligo di avere una posizione IVA in quello stato e potranno aderire all’OSS eventualmente per vendite B2C in stati diversi.

Non solo: un altro regime semplificato che sarà introdotto a partire dal 1 luglio è IOSS (Import-One-Stop-Shop), che coprirà tutte le merci importate di valore inferiore a 150 euro. In questo caso, cioè, per agevolare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA dovuta sulla vendita di beni di valore non superiore a 150 euro viene creato questo nuovo regime che consente all’importatore nell’UE di riscuotere l’IVA presso l’acquirente e di dichiarare e versare tale IVA attraverso lo sportello unico per le importazioni, lo IOSS appunto. In questo modo, le aziende di logistica e i corrieri dovranno presentare un report mensile dei loro obblighi IVA, ma questo si rifletterà sui venditori che dovranno fornire informazioni precise e preparare l'architettura tecnologica (integrazione con corrieri e 3PLa) per farlo. 

Alcune zone grigie, poi, sono strettamente legate al business dei prodotti B2C che sono molto diversi dal business dei servizi TTE (telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici): nel primo caso i venditori avranno a che fare con le dichiarazioni e forse con i crediti IVA nel momento in cui la catena di fornitura passerà attraverso diversi paesi dell'UE. 

Inoltre, non è anche chiaro cosa succederà in caso di problemi sulle registrazioni e la restituzione dell'IVA. Un errore, un pagamento in ritardo o un credito IVA con uno specifico Stato sarà gestito dallo Stato MOSS o dai singoli Stati? La normativa è stata pensata per cercare di semplificare alcuni aspetti del sistema ecommerce, ma siamo sicuri che a fronte di alcune semplificazioni non siano state generate altrettante complicazioni?.

La gestione amministrativa e commerciale di un ecommerce è tutt’altro che semplice, soprattutto se questo è crossborder, si apre a paesi stranieri e ha l’obiettivo di internazionalizzare. Proprio per facilitare le problematiche esistenti in questo tipo di business, Go Global Ecommerce ha più posizioni IVA in tutta Europa e aiuta i marchi ad espandere il loro business nel mercato europeo agendo da scudo protettivo per gli eshop, occupandosi di tutti i servizi legali e fiscali, evitando così costi aggiuntivi e aumentando le entrate del negozio online, permettendogli di concentrarsi sul proprio business. 




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