Vendere moda Made in USA in Europa

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Giugno 14, 2022

Vendere moda Made in USA in Europa
Oggi sono diversi i motivi per cui l’Europa rappresenta un mercato attrattivo per i brand della moda statunitensi. Innanzitutto, nel caso si decida di aprire una succursale del proprio brand in UE, grazie alla libera circolazione di persone, beni e servizi, espandersi in un solo paese europeo garantisce l’accesso a tutti i 27 membri. Ma soprattutto, e questo vale principalmente per il mercato online, oggi aprirsi all’Europa significa vendere a più di 450 milioni di potenziali clienti, senza contare il potere d’acquisto del Regno Unito, dove gli acquisti online sono più popolari che in qualunque altro paese nel mondo. Ma, si sa, non è tutto oro quello che luccica, o meglio, per esportare moda dagli Stati Uniti in Europa è necessario conoscere tutta una serie di regole e specificità che stabiliscono l’interscambio fra i due mercati, senza dimenticare eventuali peculiarità dell’UK post Brexit.

Tutela dei consumatori


Vediamo quali sono gli aspetti che non possiamo trascurare se vogliamo vendere con successo i nostri prodotti made in USA in UE. Innanzitutto non dimentichiamo che uno degli aspetti centrali che regola il commercio, ma non solo, in Europa, è la tutela dei consumatori. Così, se in America non esistono regole specifiche a salvaguardia dell’utente in materia di commercio online, in UE le cose funzionano in maniera nettamente diversa. Parliamo della direttiva UE 2011/83 sui diritti dei consumatori, una direttiva che non solo è stata recepita dai singoli paesi membri, ma che è attiva anche nel Regno Unito post-Brexit con la dicitura di “diritto dell’UE conservato”, usata in riferimento a quelle leggi che colmano le lacune rimaste laddove l’unica legge, prima dell’uscita dall’UE, fosse europea. La direttiva nasce con lo scopo di armonizzare le leggi dei Paesi membri in materia di tutela del consumatore digitale, con l’obiettivo di creare un clima di fiducia, fissando degli standard comunicativi al fine di ridurre i costi per gli operatori telematici e agevolare la consapevolezza del consumatore in relazione ai propri diritti. Ma quali sono le principali novità introdotte a cui un rivenditore USA deve necessariamente adeguarsi? Le principali novità consistono nella previsione di maggiori obblighi precontrattuali in capo al venditore, in termini tra l’altro di informazioni da fornire ai consumatori prima della vendita; inoltre, il diritto di recesso riconosciuto al consumatore è ora valido entro un termine più ampio, che passa da 10 a 14 giorni, e che viene ulteriormente prorogato nel caso in cui chi vende abbia omesso di specificare l’esistenza di tale diritto.

Privacy


Un altro aspetto è quello legato alla protezione dei dati personali. Dal maggio 2018, in Europa (UK compresa) si applica la GDPR, la principale normativa europea in materia di protezione dei dati personali. La GDPR è riconosciuta come uno dei testi maggiormente rispettosi della privacy. In USA non esiste nulla di paragonabile e, anzi, i dati degli utenti possono essere trattati con estrema flessibilità: ecco perché i venditori statunitensi che vogliono commercializzare i propri prodotti fashion in UE e in UK devono adeguarsi a tale norma. Questo comporta, in sintesi, l’obbligo di disporre una politica sulla privacy dei dati e sui cookie, oltre che di aggiornare alcuni termini e condizioni generali di utilizzo e di vendita dei siti web in conformità con la normativa europea e con le leggi nazionali sulla protezione dei dati. Ma non solo: sarà necessario anche nominare un responsabile della protezione dei dati che possa vigilare sull’applicazione della norma e predisporre azioni mirate, in caso, ad esempio, di hackeraggio del sito e conseguente fuga di notizie.

IVA

Ma non è tutto. Un capitolo importante dell’export made in USA in Europa riguarda l’IVA. In Europa, infatti, a partire dallo scorso luglio è entrata in vigore una nuova normativa che regola l’IVA nei paesi dell’Unione. Ma questo cosa significa nel dettaglio per un brand USA che vuole entrare nel mercato online del fashion europeo? Innanzitutto bisogna sapere che le vendite ecommerce in UE e nel Regno Unito sono ugualmente tassate nei negozi fisici e online con un’aliquota sul valore aggiunto del 20%. Si tratta di un’aliquota standard ed è applicata a tutti i prodotti della moda e del lusso. Dall’entrata in vigore della norma, tutti gli acquisti ecommerce, anche quelli effettuati da rivenditori con sede al di fuori dell'UE o del Regno Unito, sono soggetti a IVA, mentre prima vigeva un'esenzione dalla stessa per le merci importate dagli Stati Uniti e vendute a meno di 22 euro. Questo significa che  un'azienda di moda statunitense che vende i suoi articoli tramite ecommerce in Europa dovrà ora registrarsi presso lo sportello unico di importazione "IOSS", sigla che identifica un Registro nazionale dell'Importazione e che attesta l'iscrizione al nuovo sistema, per adempiere ai propri obblighi IVA sulle vendite ecommerce.

Dazi

Ultima ma non ultima, la questione relativa ai dazi doganali. I pagamenti dei dazi in Europa sono previsti per tutte le spedizioni di valore superiore a 150 euro. Il rivenditore statunitense che sceglie di esportare i suoi prodotti moda in UE e nel Regno Unito deve comprendere se e quali diritti doganali sono applicabili ai suoi prodotti, dal momento che questi costi potrebbero influire sulle sue attività in modi diversi, a seconda del soggetto su cui ricadranno: se cioè sarà la società stessa a farsene carico, assottigliando  i propri margini di profitto, o se quel costo sarà assegnato in modo diretto o indiretto al cliente, aggiungendo cioè una voce di spesa all’acquisto oppure aumentando il prezzo del prodotto fino a coprire così anche le spese doganali. Qualsiasi essa sia, sarà importante comunicare la scelta in maniera chiara al cliente, perché nel caso in cui tali tariffe commerciali non fossero tempestivamente sbloccate ne risentirebbero i tempi di consegna e, conseguentemente, l’esperienza di acquisto del cliente, mettendo a rischio la reputazione del brand.

Riassumendo, il marchio di moda che vuole vendere in Europa deve strutturare il proprio sito ecommerce in modo che rispetti le regole UE, soprattutto in termini di tutela dei consumatori e di trattamento dei dati personali, senza dimenticare le questioni legate a IVA e dazi doganali. A questo si aggiungono le attenzioni che riguardano tutto il commercio cross-border in Europa e che tengono conto delle peculiarità del territorio europeo: ecco perché, se si vuole aprire il proprio ecommerce di moda in UE, sarà comunque necessario prevedere un sito che risponda alle esigenze di chiarezza e comprensibilità per ogni paese dell’Europa. Sì, quindi, a un sito multilingue e multivaluta con un sistema di assistenza clienti personalizzato per ogni Paese. A questo punto si potrebbe pensare che vendere moda made in USA in Europa sia un’operazione estremamente complessa e dispendiosa in termini di tempo, costi e competenze per un solo brand. È proprio per questo motivo che molti marchi di moda statunitensi che non vogliono rinunciare a un mercato fiorente e in continua crescita scelgono di affidarsi a un Merchant of Record come Go Global Ecommerce, capace di assumere su di sé tutte le incombenze legali, logistiche e tecniche mettendo al servizio dell’azienda americana che vuole esportare in UE tutto il proprio know-how e il proprio personale specializzato, con un evidente risparmio di tempo e denaro per l’azienda.

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